Sibillini.... closed!

Approfittando di una bella giornata, domenica scorsa (il 15 Novembre), sono andato a fare un giro per i Monti Sibillini. Avevo letto del progetto Sibillini Open, e speravo di visitare qualche antica chiesa. Invece ho trovato chiusa proprio la più interessante. Stiamo parlando della Chiesa di San Giorgio All'Isola nell'omonima frazione (672 m) a 6 km da Montemonaco. L'impianto originale di questa chiesa risale al IX-X sec. ed era ad unica navata; successivamente vennero aggiunti uan seconda navata sul lato sinistro, la torre addossata alla facciata e la sacrestia sul lato destro.

All'interno della chiesa si trovano vari affreschi di santi risalenti al XVI sec.; nel Baldacchino addossato alla parete di fondo, del 1555, troviamo, tra le altre, l'immagine di San Giorgio (con le classiche sembianze medievali nell'atto di trafiggere con una lancia un grosso drago). Ma la parte più interessante si trova nell'abside: qui abbiamo, infatti, degli affreschi bizantineggianti del XII sec.. Al centro c'è la figura aureolata del Cristo Pantocreatore (tipica dell'arte bizantina), alla sua destra la Vergine Maria e a sinistra San Giovanni. Sotto, lungo il muro absidale, dovevano esserci rappresentati gli Apostoli, ma si vedono solo alcuni frammenti. Nei pressi della monofora centrale appare San Pietro e dall'altra parte i Santi Paolo, Andrea, Filippo, Giacomo e Bartolomeo identificati dalle lettere iniziali dei loro nomi segnate sulla sovrastante fascia rossa.

Mi sembra di aver letto, all'entrata, che la chiesa è aperta per la messa ogni due domeniche alle 9. Io sono arrivato tardi, è stato davvero un peccato non poter entrare. Spero che voi abbiate più fortuna di me.

Altre informazioni al riguardo: Sibillini Open.

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Posted by Nicola Pezzotta | a venerdì, novembre 20, 2009 | 3 commenti

Cra... Gra...cchio!

Più piccolo e snello della Cornacchia, il Gracchio Alpino (Pyrrhocorax Graculus) è inconfondibile per avere il piumaggio uniformemente nero con becco giallo e zampe rosso arancio (nerastre nel giovane). La silhouette in volo è caratterizzata da ali lunghe, ampie e arrotondate e dalla coda piuttosto lunga e arrotondata all'apice. La lunghezza è di circa 37 cm; l'apertura alare di 80 cm e il peso è intorno ai 260 g. Vive in Europa, Asia, ed Africa del nord; in Italia nidifica sulle Alpi, e sull'Appennino, in habitat costituiti in cui sia la possibilità di trovare costoni rocciosi, ma anche cave. Sedentario, in estate è osservabile quasi esclusivamente al di sopra del limite superiore delle foreste; nidifica su pareti rocciose e si alimenta sulle praterie alpine e lungo i bordi dei nevai. In inverno, in caso di abbondanti precipitazioni nevose scende sino al fondovalle frequentando prati, frutteti e centri abitati (osservabile occasionalmente anche all'interno di Aosta). Le stazioni turistiche site a quote elevate offrono alla specie una sicura fonte di alimento durante tutto il corso dell'anno, consentendone lo svernamento anche sino a 2500-3000 m di altitudine.

Emette grida acute e fischi. L'affine Gracchio Corallino è distinguibile per il richiamo rauco e nasale, trascrivibile come "kiorr". Onnivoro; è prevalentemente insettivoro in estate e frugivoro in autunno e inverno (frutti di mirtilli e uva orsina in montagna, mele non raccolte a fondovalle). Sfrutta regolarmente i rifiuti alimentari abbandonati dall'uomo. Nidifica in profondi anfratti di pareti rocciose. In un voluminoso nido di rametti e erbe secche la femmina depone 3-5 uova che cova per 18-21 giorni. I giovani restano al nido in media 35 giorni e in seguito seguono a lungo gli adulti mendicando insistentemente l'imbeccata. Nidifica in primavera inoltrata. Il Gracchio alpino è decisamente gregario e lo si può osservare riunito in stormi composti da numerose decine di individui (sino ad oltre un migliaio in inverno!). Compie regolari transumanze giornaliere fra i dormitori o i nidi su roccia e i sottostanti luoghi di alimentazione.

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Posted by Nicola Pezzotta | a martedì, novembre 10, 2009 | 0 commenti

Appeso ad un filo invisibile

Il Falco Pellegrino (Falco Peregrinus) è diffuso con una quindicina di sottospecie in una grande varietà di ambienti in tutto il mondo; alcune popolazioni sono sedentarie, altre migratrici. La popolazione italiana è sedentaria ed abita l’arco alpino, tutta la penisola e le isole, comprese le minori, diffusa dagli ambienti costieri a quelli collinari e montani; di fatto la specie è assente come nidificante solo nelle grandi aree di pianura. Il pellegrino si nutre quasi esclusivamente di uccelli, dai piccoli passeriformi ai grandi corvidi, catturati con spettacolari inseguimenti aerei. Si ritiene che possa raggiungere velocità superiori ai 300 Km/h in picchiata e i 180 Km/h nel volo battuto. In quasi tutto il suo areale la nidificazione avviene su pareti rocciose, più raramente su alberi, a terra o su edifici. Negli anni sessanta, soprattutto a causa dell’inquinamento da DDT, il pellegrino era scomparso o fortemente ridotto in molte parti del suo areale; una volta vietato l’uso di questa sostanza esso ha ricominciato a riprodursi con successo, rioccupando molte zone in cui si era estinto.

Anche nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, negli ultimi dieci anni, il pellegrino ha mostrato un forte incremento: oggi è distribuito in modo piuttosto regolare con almeno 15 coppie concentrate soprattutto sul versante marchigiano dove è maggiore la disponibilità di pareti rocciose. Se andate per sentieri nelle zone del Pizzo Berro o del Monte Bove Sud, li incontrerete sicuramente. Potete vederli lì, sospesi a mezz'aria come se qualcuno li avesse appesi ad un filo invisibile. In realtà stanno sfruttando come meglio non si può i venti di quota. L’altitudine dei siti di nidificazione utilizzati varia dai 500 ai 1600 m; le zone di caccia preferite risultano le stesse gole calcaree dove le coppie si riproducono, le aree agricole e i pascoli montani, dove si osservano regolarmente individui della specie anche oltre i 2000 m di quota. I partner di una coppia di falchi pellegrini rimangono insieme perlopiù per tutta la vita e si ri-accoppiano in caso di morte di uno dei partner. La durata della cova dura dai 32 ai 37 giorni dipendente della latitudine e dalla percentuale di umidità della zona prescelta per la cova. La covata può prevedere da 2 a 6 uova (casi eccezionali) con solitamente 3/4 uova come standard usuale. Il falco pellegrino raggiunge un'età mediamente massima di 17 anni allo stato libero e sono stati osservati casi in cui dei soggetti superavano l'età di 20 anni in cattività. Lunghezza totale: 40/46 cm. Peso: 0.6/1.3 Kg.

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Posted by Nicola Pezzotta | a lunedì, novembre 09, 2009 | 0 commenti

Quel ragnetto multicolore...

Ho incontrato questo simpatico ragnetto durante una escursione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Mi trovavo a circa 1200 metri sul versante del Monte Priora che si affaccia nella Val Tenna. Nel camminare in una zona di erba alta fino quasi al ginocchio, sento "tirare" sulla gamba. Abbasso lo sguardo e con mio grande stupore vedo che è un filo di ragnatela! Questo filo percorreva due steli più alti, distanti tra loro circa un metro. Incuriosito mi sono messo a cercare il ragno e ho scoperto questo bellissimo esemplare. La sua lunghezza era molto ridotta (circa 1,5 cm) e il disegno del torace è affascinante.

L'Aculepeira Ceropegia (Aculepeira Ceropegia) è un piccolo Aracnide (femmina fino a 14 mm, maschio massimo 8mm) costituito da un caratteristico disegno a zigzag del torace. Del genere Aculepeira abbiamo altri due cugini: armida e carbonaria. La ceropegia è un ragno cosparso di peli setosi. Solitamente pone la tela tra due alberi e in alto, per catturare piccoli insetti volanti, oppure sui cespugli frequentati da zanzare o moscerini. I ragni riparano o ricostruiscono la tela ogni due giorni circa, per i danni dovuti al vento, la pioggia ma soprattutto al movimento delle prede che cercano di sfuggire. La seta, resistentissima, è prodotta in continuazione da otto filiere poste in fondo all’addome. Il ricovero, all’interno del quale si nasconde dai nemici e si ripara dalle intemperie, è piuttosto fitto, aperto da una parte, a forma di piccola cupola. Questa specie compare dall’inizio dell’estate fino ai primi giorni di agosto. E’ una specie molto rara nelle zone più fredde, ma facilmente reperibile nei climi più caldi d’Europa. Specialmente questa Famiglia, le cui tele sono vere e proprie reti da cattura, possiede una grande sensibilità tattile. Si può dire che siano quasi ciechi, nonostante i loro numerosi occhi, ma vedono come i ciechi le forme che toccano e le percepiscono anche attraverso le vibrazioni della tela.

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Posted by Nicola Pezzotta | a domenica, novembre 08, 2009 | 3 commenti