Quel folle amore del dio Apollo

L'incontro con la Daphne laureola è stato davvero accidentale. Di ritorno da una breve escursione tra i boschi che ci ha condotti fino alle sorgenti del fiume Tennacola, risalendo il sentiero che costeggiava il fianco della montagna, ci fermammo per una breve sosta. Il bosco, che correva giù lungo il declivio, si mostrò in tutto il suo splendore sotto la dolce luce autunnale, appena punteggiato di giallo dorato. Imponenti, slanciati come colonne, gli alberi salivano al cielo, costringendo a pose d'un precario equilibrio al fine di scorgerne la chioma. Approfittando della sosta, il fotografo della compagnia decise di fissare su pellicola qualche immagine del luogo. Nel cercare la giusta posizione per una corretta inquadratura, finì per perdere l'equilibrio e cadere su di un piccolo arbusto schiacciandolo completamente con gli scarponi da trekking (ben 45 cm. di lunghezza!!!!). Ora, tralascerò ciò che in quel momento mi passò in testa e neanche riferirò quello che effettivamente mi uscì dalla bocca. Mi atterò così soltanto ai fatti. Quando il nostro fotografo si rialzò, notammo con nostra grande sorpresa (più mia direi che degli altri) che l'arbustino, oramai dato per spacciato, si era prontamente risollevato come fatto di gomma, senza presentare alcuna rottura: - Che curiosa questa pianta, cosa sarà... - 




Daphne laureola


fotografata a Novembre 2008 in località Valle dei Tre Santi (Macerata) a 1200 m. di altezza


Famiglia: Thymelaeaceae              
Nome volgare: Laureola, Erba laurina, Dafne laurina, Olivella, Pepe montano


Etimologia: il nome generico Daphne vede le sue origini risalire ai greci che così chiamavano la pianta del Lauro. A causa della particolare somiglianza delle foglie del Lauro con quelle della pianta in questione, per il resto completamente diversa, il nome è stato arbitrariamente esteso ad essa. Anche il nome specifico fa riferimento alla pianta dell'Alloro, costituendone un suo diminutivo.


Originaria del Vecchio Mondo (Europa centro-meridionale, Africa settentrionale, Asia occidentale) è presente in Italia su tutto il territorio. Cresce dalla fascia collinare a quella montana, in prevalenza nei boschi di castagno, di faggio, nelle leccete, nei querceti e nelle aree più umide della macchia mediterranea. Vegeta in genere su terreni ricchi di elementi nutritivi, sassosi, poco profondi, fino a circa 2000 metri di altitudine. Raro o assente in pianura.

E' un arbusto sempreverde di piccola dimensione, alto da 50 cm. a 1 m. Possiede rami ascendenti molto elastici, difficili da spezzare. La sua corteccia grigio-nocciola presenta delle cicatrici trasversali molto evidenti.
Le foglie sono coriacee, glabre, di forma oblungo-lanceolata, tutte concentrate verso l'apice dei rami. Sono lucide e di colore verde scuro nella pagina superiore, di un verde più chiaro nella pagina inferiore. Possono raggiungere anche la lunghezza di 15 cm.; più sviluppate ed ampie quelle poste più in alto.
Foglie e corteccia, se strofinate, emanano un odore sgradevole e presentano un sapore acre.
La fioritura è molto precoce, sul finire dell'inverno, da Marzo- Aprile a Maggio-Giugno. L'infiorescenza è un racemo denso, ascellare, posto all'apice del fusto e composta da 3 - 8 fiorellini ermafroditi di colore verde giallognolo. Questi, sostenuti da un breve penducolo, sono disposti lateralmente. Privi di petali, i fiori mostrano un calice di forma tubulosa che si apre con 4 lobi ovali o triangolari. Ogni fiore ha una lunghezza di circa 7 mm.
I frutti sono delle drupe ovoidali mature in autunno di un lucente nero-bluastro.


Infiorescenza della Daphne Laureola - Fonte: internet

La pianta, come tutte le Daphne, è molto velenosa; in ogni sua parte. In particolare le bacche, se ingerite, possono provocare gravissime forme di avvelenamento. Queste si manifestano dapprima con bruciori e irritazioni della cavità orofaringea, aumento della salivazione e difficoltà a deglutire. Successivamente si presentano forti dolori gastrici e addominali accompagnati da vomito, diarrea sanguinolenta, vertigini, convulsioni, fino al soggiungere del rischio di collasso cardio-circolatorio. Anche le foglie, se spezzate o portate alla bocca, possono causare arrossamenti, infiammazioni e vesciche.


Frutti della Daphne Laureola - Fonte: internet

In passato le Daphne venivano largamente utilizzate nella medicina. La parte maggiormente usata era la corteccia con la quale si preparavano dei cataplasmi vescicatori. Veniva anche adoperata in decozione come antireumatico e antiartritico, come antinevralgico, e addirittura come antiluetico. Ma a causa dei suoi effetti collaterali, si ridusse progressivamente il suo utilizzo sino alla sua rinunzia, con un doppio vantaggio: " per gli esseri umani che non furono più avvelenati e per i boschi che non furono più privati di una pianta bellissima e rara" come giustamente osservato da Ippolito Pizzetti.


Bibliografia
Anzilotti A.,Innocenti A., Rugi R., 2004 - I fiori degli Appennini. Le fioriture negli ambienti rocciosi, nei pascoli,nelle praterie e nei boschi. Edizioni Calderini.
Di Massimo S., 2002 - Piante e veleni. Le principali piante tossiche in natura e in giardino. I Quaderni dell'Ambiente, n° 9. Provincia di Pesaro e Urbino.
Pizzetti I., 2003 - Enciclopedia dei fiori e del giardino. Garzanti Editore.



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Posted by muscosa | a venerdì, dicembre 11, 2009 | 2 commenti

In giro a piedi/1: A spasso per... Ancona

Siamo ad Ancona, capoluogo delle Marche. Vi presento in questo post di oggi una piccola passeggiata nella parte più antica della città.

Si parte dal Duomo di Ancona. Il mio consiglio è, se andate in macchina, di parcheggiare qui; a quanto pare i parcheggi non sono (per ora) a pagamento. Da questo luogo panoramico potete osservare il porto di Ancona e tutta la costa a nord della città. Sul colle Guasco, dove ci troviamo ora, sono stati ritrovati resti della civiltà romana e addirittura greca. Se non sbaglio, Ancona, sembra sia stata fondata proprio dai Greci Siracusani (Ankon=Gomito). Dove oggi c'è il Duomo di San Ciriaco, in passato, era eretto il Tempio ad Afrodite, protettrice dei naviganti (III sec a.c.) e successivamente la Chiesa di San Lorenzo (VI sec d.c.). La struttura attuale risale al XI-XIII sec d.c.. Nei pressi del Duomo è da visitare anche il Museo Diocesano, dove sono raccolti interessanti opere di arte sacra.

Dal Duomo, vicino alla casa dietro alla torre campanaria, scendiamo le scalette verso Piazza del Senato. Durante la discesa salta subito all'occhio la cupola in rame della Chiesa dei SS. Pellegrino e Filippo Neri del XVIII, nata nei pressi dell'area dove sorgeva l'antica Chiesa di San Salvatore. Sulla piazza notiamo subito un palazzo con un arcata alta e stretta nella parte destra e delle eleganti bifore adorne di cornici scolpite; è il Palazzo del Senato (XIII sec.), la più antica sede del Comune. Scendendo, ora, via Ferretti fino a Piazza Stracca incontriamo sulla destra il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, che raccoglie, tra gli altri, la collezione di resti della civiltà dei Piceni più grande al mondo. A piazza Stracca troviamo la Chiesa del Gesù (del 1665) e il Palazzo degli Anziani che, dal 1270, ha subito varie trasformazioni e utlizzi negli anni (Comune, Pinacoteca civica, Facoltà di Economia...). Prendete ora le scalette al lato del Palazzo, e scendete fino alla strada (lungomare Vanvitelli). Percorrete ora tutto la via dirigendovi verso Piazza della Repubblica dove troverete il nuovissimo Teatro delle Muse (distrutto durante l'ultima guerra). Nel percorrere questa via non dimenticate di visitare, sulla sinistra, Santa Maria della Piazza (XIII sec.) unica nel suo genere e, sulla destra, la Loggia dei Mercanti (XV sec.) con la facciata in stile gotico fiorito veneziano. Sull'altro lato della Piazza della Repubblica troviamo la Chiesa del SS. Sacramento (1538) con il suo particolare campanile con la cuspide a chiocciola ispirato alla famosa cupola del Borromini realizzata nella Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza a Roma. Nel risalire verso Piazza del Senato, anziché percorrere la strada già fatta, prendete via Pizzecolli così da incontrare alla vostra destra prima Piazza del Plebiscito (o del Papa) e poi la Chiesa di San Francesco alle Scale, con il portale gotico-veneziano del 1454.

Piazza del Papa la sera si anima; i numerosi locali aperti sono meta di molti giovani che amano stare in compagnia anche ascoltando buona musica. Non è raro, d'estate, vedere esibirsi in questa piazza musicisti di calibro internazionale come Popa Chubby, Jan Akkerman o Stef Burns. Qui nei pressi della statua del Papa, è collocato il Museo della Città per chi volesse approfondire la storia di Ancona. Inoltre, durante le festività natalizie si svolge, ogni anno, il tradizionale mercatino di Natale. Da Piazza del Senato, prima di ritornare alla vostra auto, vi consiglio di fare una piccola deviazione percorrendo per intero via Pio II. Alla fine della via potrete ammirare i resti dell'antico Anfiteatro Romano (I sec. d.C.) tutt'ora in fase di scavo, collocato tra il Colle Guasco e quello dei Cappuccini (zona Vecchio Faro). In uno spiazzo tra gli edifici di questa zona, non ricordo precisamente dove, è stato riportato alla luce anche l'antico pavimento in mosaico dell'Anfiteatro.

Nelle foto, dall'alto in basso: cartina della città, vista del Porto dal Duomo, Chiesa di San Francesco alle Scale.

Link utili: Orari di apertura del Museo Diocesano, Orari del Museo Archeologico Nazionale, Orari del Museo della Città.

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Posted by Nicola Pezzotta | a venerdì, dicembre 04, 2009 | 2 commenti