Agosto 2011 - Anche la croce si inchina a tanta meraviglia

Anche la croce si inchina a tanta meraviglia


Driiiin!

Ti giri, guardi la sveglia: segna le 4:30. E' ora di alzarsi. Dopo alcuni minuti di tempo per prendere lucidità esci dal sacco a pelo. Fuori tira un'aria gelida. Guardi il termometro: segna 8°C in pieno Agosto. Pensi alla calura, all'afa che hai sofferto fino al giorno prima e un sorriso si stampa sul tuo viso. Poi ti guardi attorno e... meraviglia! E' ancora notte, ma riesci a distinguere i profili delle cime intorno a te e là ad est sembra che il cielo inizi già a schiarirsi un pò. Alzi gli occhi sopra di te e c'è ancora la Via Lattea a farti da soffitto. Quella che hai ammirato per tutta la notte, lì, steso su un prato a più di duemila metri di altitudine. Continui a guardarla, rapito. Non riesci a staccargli gli occhi di dosso. Non pensavi potessero esistere tante stelle. Un tuo amico ti offre una tazza di caffè caldo e questo ti desta dai tuoi pensieri. Guardi l'orologio e scopri che... il tempo passa in fretta! Dovete assolutamente partire. Accendete le torce, vi caricate gli zaini in spalla e siete pronti. Manca ancora un'ora alla vetta. Supportati solo dalla luce delle vostre torce e dal chiarore che inizia a intravedersi macinate metri su metri. Un passo dopo l'altro, con calma, ma anche con trepidazione. Oramai ci siete quasi. Ancora un centinaio di metri di dislivello e sarete in vetta. Un pò di stanchezza inizia a farsi sentire, ma quello che troverete in cima vi farà dimenticare tutto.

E infatti, eccolo lì, il sole. Si è fatto attendere, ma alla fine è sorto, come ogni giorno. Ma, oggi, la sua nascita ha qualcosa in più. Un valore aggiunto. Aver percorso tanta strada per assistere a questo avvenimento rende tutto diverso. E averlo fatto insieme ai tuoi amici fa di ciò un momento memorabile. Ti rimarrà impresso per sempre nel cuore. Sarà un esperienza che non dimenticherai mai.

E allora, cosa aspetti? E' ora di partire...

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Posted by Nicola Pezzotta | a venerdì, settembre 23, 2011 | 0 commenti

Gola del Furlo/1: Evoluzione di un paesaggio

Come vi avevo promesso nel post Foto del Mese: Febbraio 2011 (clicca qui), vi parlerò, qui sotto, in modo più dettagliato, di quell'affascinante luogo che è la Gola del Furlo.


Ci troviamo nella provincia di Pesaro e Urbino e questa Gola è, per il nord delle Marche, una sorta di isola biologica; decentrata rispetto alla catena appenninica (da cui dista circa 20 km) ma anche rispetto alla fascia collinare per via di un altitudine che sfiora i 1000 metri. Un po’ montagna, un po’ collina, mentre le piane alluvionali del fiume Candigliano e Metauro si insinuano fino alle sue pendici. 

La Gola del Furlo oggi
Il cuore di quest’area è una grande gola dove scorre, a circa 176 metri sul livello del mare, il fiume Candigliano, sbarrato nel suo corso, sin dalla prima metà del secolo scorso, da una diga idroelettrica tra le più famose e spettacolari del centro Italia. Basta risalire la via Flaminia da Fano verso l’Umbria e uscire a Calmazzo, per bypassare la nuova galleria della Superstrada, per trovarsi difronte tutta l’imponenza della gola posta tra il Monte Paganuccio e il Monte Pietralata. Proseguendo da qui in poi lungo la vecchia strada Flaminia si possono ammirare le opere grandiose costruite dall’uomo all’interno della gola che hanno modificato in modo sostanziale il paesaggio circostante.

La Diga del Furlo oggi
Lo sbarramento del fiume Candigliano (diga del Furlo) è stato l’intervento umano che più ha modificato la parte inferiore della Gola negli ultimi 80 anni. In precedenza, per migliaia o forse milioni di anni, lo scenario naturale era profondamente diverso. Per rendersene conto in qualche modo è quantomeno opportuno non solo guardare attentamente il presente, ma osservare anche le immagini della zona a cavallo tra Ottocento e Novecento.


La diga è stata costruita tra il 1918 e il 1922 nel punto in cui vi era una cascata naturale dell’altezza di 10 metri. Inizialmente costruita dall’UNES per produrre energia elettrica è successivamente passata all’ENEL nel 1962. Originariamente alimentava una centrale collocata a valle della diga sul lato del Monte Paganuccio (opposto alla strada), ma venne distrutta durante la seconda guerra mondiale. La nuova centrale è attiva dal 1952 e si trova a monte di Calmazzo in riva sinistra del fiume Candigliano. Il bacino è in grado di sviluppare una potenza di 13000 kW per una producibilità di 33.210.000 kWh, la più alta della provincia di Pesaro e Urbino.

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Posted by Nicola Pezzotta | a sabato, settembre 10, 2011 | 3 commenti